I Preferiti Finora #1… e qualche spiegazione.

Torno finalmente a scrivere nel mio beneamato arcobaleno dopo una lunga pausa, perfettamente involontaria.

Il mio pc, che mi ha accompagnata dal diploma alla laurea, si sta inesorabilmente spegnendo e fa fatica a mettere insieme due parole su Facebook Messenger, figuriamoci se riesce ad assecondare i miei frenetici ritimi di scrittura.

Per il vostro bene (notare il pesante sarcasmo), il mio fidanzato ha deciso di prestarmi il suo Mac, un gioiellino vagamente vissuto ma funzionante alla perfezione… dietro compenso simbolico, vi fornisco nome e indirizzo del mio lui, cosicché possiate prendervela con il reale colpevole del mio ritorno alla scrittura.

C’è una precisazione da fare, che mi sta molto a cuore: chiedo scusa a tutte quelle bloggers (e siete state parecchie!) che mi hanno coinvolta in tag/awards di varia foggia senza ottenere da me il benché minimo riscontro. Non sono una snob, al contrario, tutto ciò mi ha fatto molto piacere; il problema è che navigo nelle acque di WordPress con l’impacciatezza degli inizi, per cui farei una fatica boia e ci metterei una quantità incredibile di tempo a rispondere a tali iniziative. Vi prometto che quando avrò acquisito un po’ di dimestichezza ricambierò qualsiasi cosa.

Ma arriviamo al dunque: inauguro oggi i Preferiti Finora, ovvero gli aggiornamenti periodici sui prodotti che sto amando, ma che potrei benissimo rimpiazzare con qualcosa di meglio dopo poco tempo.

Categoria Make Up:

Dopo averlo avuto alla mia mercé per circa un mese e mezzo, posso affermare che il mascara Falsies Volume di Maybelline mi piace davvero molto. Ci tengo a sottolineare che questo tesorino riesce ad esprimersi al meglio quando è già vecchiotto, diciamo verso le tre settimane dall’apertura (c’è chi un mascara lo finisce in molto meno tempo, ma basta tener conto del fatto che per me il trucco esiste quattro giorni a settimana, quando va bene, per capire i miei ritmi). Come me lo amerete se avete delle ciglia già piuttosto lunghe, se amate usare il piegaciglia e se i look pesanti non vi piacciono: poiché l’effetto è notevole ma naturale, se vi spalmate uno striscione di eyeliner sulla palpebra avete fatto ciccia, sprecando del buon prodotto. I miei occhi ipersensibili non hanno riscontrato problemi nell’utilizzo di Falsies Volume, e non mi sono mai trovata granellini neri sugli zigomi, per cui credo possa andare anche per chi indossa lenti a contatto. Il prezzo si aggira sui 12 Euro. Consigliatissimo.

Categoria Hand Care:

Malgrado una mia naturale propensione al disegno, la realizzazione di una french manicure accettabile è sempre stata un incubo, per me. Il problema, direte voi, è il bianco; ebbene, posso darvi ragione solo in parte: è vero che se il bianco non è di buona qualità sembra fintissimo, non si asciuga bene, si stende una schifezza e così via; ma uno dei problemi che mi ha impedito spesso di avere una french dignitosa è il colore neutro. Sul mio incarnato, tale tonalità tende ad assumere sfumature gialline, biancastre, talvolta addirittura marroncine. Con magna soddisfazione, posso dire di aver risolto con Kiko, che dispone di un’ampia scelta di basi per french, tra le quali ho individuato quella che rende giustizia alle mie unghiette rosa pallido. L’applicatore del colore bianco, tra l’altro, è un pennellino da eye liner. Una volta acquisita la giusta manualità (UMPF!), la french manicure avrà un aspetto appropriato senza troppi sbattimenti.

Categoria Beauty:

Persa in una confusionaria retata al supermercato, mi sono balzati agli occhietti degli stand dedicati alla bellezza naturale. Dopo aver scartato schifezze allucinanti leggendo gli INCI, mi sono imbattuta in due bottiglie di olii naturali puri e spremuti a freddo: l’olio di jojoba (circa 8 Euro per 100 ml) e l’olio di mandorle dolci (circa 6 Euro per 250 ml) dei Provenzali. Visti i prezzi contenuti, ho deciso di acquistarli. Sono francamente stupefatta dalla versatilità dell’olio di jojoba: ne uso una goccia, UNA, sul viso dopo la detersione e mi lascia una pelle moribidissima, idratata e per niente unticcia; lo uso anche come impacco pre-shampoo sui capelli o come leave in solo sulle punte e tiene a bada il crespo che è una bellezza, mantenendo un po’ più vitali e lucenti i miei spinaci. L’olio di mandorle, invece, lo uso sulle gambe e sui gomiti dopo la doccia: si assorbe immediatamente e dopo pochi minuti posso rivestirmi. Usato sulle dita delle mani, ammorbidisce le cuticole e reidrata le unghie provate dal troppo acetone. Considerata la quantità misera sufficiente a dare tali buoni risultati, nonché la loro versatilità, li ritengo nettamente superiori a tante creme, lozioni e quant’altro possiate trovare allo stesso prezzo in qualsiasi profumeria. Come sempre, non lasciatevi ingannare dalle diciture che le aziende appioppano ai loro prodotti: se non contengono ingredienti benefici, non vi fanno bene… nel migliore dei casi, non vi fanno niente.

Categoria Perfume:

Nel mondo dei profumi, il mio primo amore è stato Coco di Chanel, e a nulla sono valse le sperimentazioni con altre fragranze, anche dello stesso marchio. Coco è un profumo femminile, elegante e discreto; sulla mia pelle dura parecchio e sebbene io non abbia smesso di sperimentare, so che lui è il Prescelto, al quale tornerò sempre quando vorrò andare sul sicuro. Evitiamo di parlare del prezzo, assolutamente esagerato come tutti i profumi di qualità che possiate reperire in mercato.

 

Sono aperta a suggerimenti, consigli e scambi d’opinioni… comme toujours.

Lushiamo stare.

Da quando seguo assiduamente/ossessivamente la comunità Beauty di YouTube, in particolare quella internazionale, non ho potuto fare altro che lasciarmi sedurre da Lush. Mi ha rapita l’idea di un marchio così attento ad un così ampio ventaglio di problematiche, tra ambientalismo, animalismo e cura efficace (vale a dire: tramite l’utilizzo di principi attivi reali e presenti in maniera consistente nel prodotto) di corpo, pelle e capelli. Com’è facilmente deducibile, il demone rompiballe che è in me ha fatto un bel salto del lattaio e mi ha spinta a informarmi sul loro sito circa l’assortimento di prodotti acquistabili online.

Leggermente frenata dai prezzi non proprio bassi, ho temporeggiato fino a un mese fa, quando ho deciso di fare il mio primo ordine. Uno dei prodotti acquistati è stato un panetto del loro henné Come un sole rosso acceso, che ho amato non poco. Spinta dall’entusiasmo generale per il mio ritorno di fiamma in testa, mi sono giocata il tutto per tutto facendo un mega-ordine tale da evitarmi le spese di spedizione. Ora ho un armadietto del bagno che profuma come un Lush store, o almeno credo, grazie alla scorta di henné e a tutti gli adorabili campioncini ricevuti nell’ultimo scatolone.

Malgrado questa ventata di entusiasmo e freschezza nella mia routine quotidiana, però, devo ammettere che, anche nel caso di Lush, e quindi anche nel caso di prodotti di ottima qualità, non esistono leggi universali: il prodotto che diventa indispensabile per me può essere, senza problema alcuno, il più inutile per te.

Proprio questo è il caso di Belli Capellitrattamento pre-shampoo che promette capelli belli in modo assurdo ma che, almeno per quanto mi riguarda, di vagamente assurdo ha solo il prezzo… quasi 20 Euro per una confezione da 220 g!

Le ottime recensioni lette qui e là mi hanno spinta a dargli una chance, ma il primo sentore di aver comperato il prodotto sbagliato l’ho avuto già aprendo il vasetto: nella zaffata giunta alle mie narici facevo davvero molta fatica a distinguere il gelsomino, coperto da molti altri odori meno attraenti e difficilmente identificabili, almeno per me. Non credo possiate immaginare il mio sconforto, a meno che non siate anche voi persone olfattive; ma l’aver letto più o meno ovunque che Belli Capelli avesse un profumo paradisiaco mi ha dato davvero uno schiaffo morale quando l’ho annusato.

La consistenza budinosa e il color crema hanno più o meno sopperito all’odore sgradevole: per quanto mi riguarda, buona parte del piacere nell’utilizzare un prodotto da spalmare a mani nude sta nella sua consistenza, e Belli Capelli si spiaccica sui capelli che è una goduria.

Quanto ai risultati, ahimé, non ho visto né percepito alcun cambiamento. I miei capelli secchi, brutti e crespi sono rimasti esattamente altrettanto secchi, brutti e crespi. L’ho già utilizzato tre volte, lasciando in posa l’impacco sia per i 20 minuti suggeriti sulla confezione, sia per un’ora abbondante, ma niente da fare: i miei capelli sono rimasti la schifezza anonima e scolorita di sempre.
Non voglio qui stabilire, ripeto, che Belli Capelli non possa funzionare a meraviglia su capelli diversi dai miei. In realtà, ammetto molto candidamente che la mia chioma è un caso perso a metà tra un groviglio di stoppa e le liane di Tarzan.

D’altra parte non mi interessa neppure appurare se Belli Capelli possa fare meraviglie della mia testolina con un uso prolungato nel tempo, soprattutto considerato il rapporto quantità/prezzo.

Finirò la confezione, piano piano, e tornerò sul sito Lush alla ricerca di qualcosa di più efficace.

In conclusione, una cosa che davvero non riesco a spiegarmi… Cosa ci fanno dei tensioattivi in una maschera per capelli?

MISTERO.

Ecco l’INCI:

Infuso di Hennè (Lawsonia inermis), Acqua (Aqua), Profumo (Perfume), Cetearyl Alcohol & Sodium Lauryl Sulfate (Cetearyl Alcohol & Sodium Lauryl Sulfate), Olio extravergine d’oliva biologico (Olea europea), Olio essenziale di Ylang Ylang (Cananga odorata), Essenza assoluta di gelsomino (Jasminum grandiflorum), Olio di germe di grano (Triticum vulgare), Olio di Jojoba biologico (Simmondsia chinensis), Olio di mandorle (Prunus dulcis), Olio di noce del Brasile (Bertholletia excelsa), Olio extravergine di cocco (Cocos nucifera), Olio di soia (Glycine soja), Olio di ricino (Ricinus communis), *Benzyl Salicylate (*Benzyl Salicylate), *Benzyl Benzoate (*Benzyl Benzoate), *Farnesol (*Farnesol), *Geraniol (*Geraniol), *Linalool (*Linalool), *Hydroxycitronellal (*Hydroxycitronellal), Methyl Ionone (Methyl Ionone), *Benzyl Alcohol (*Benzyl Alcohol), *Isoeugenol (*Isoeugenol), Methylparaben, Propylparabene (Propylparaben)

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L’odio e l’ode

Ogni ragazza con decimi di vista sufficienti sa quanto siano importanti superficialità quali denti regolari e bianchi, pelle liscia e dal colorito uniforme, vita sottile, gambe lunghe e dritte, unghie curate, capelli luminosi…

La lista potrebbe allungarsi all’inverosimile; anzi, sono certa che tu, lettrice sotto sotto complessata, hai già mentalmente aggiunto un’altra caratteristica di cui ti senti manchevole.

Il brutto è che, purtroppo, il nostro fare arriva sempre fino ad un certo punto.

Quando la genetica si mette contro di te, il fatto che tu abbia smesso di fumare per ottenere un sorriso migliore, l’aver speso mezzo stipendio in trattamenti miracolosi che promettono capelli di seta, l’aver digiunato per una settimana (non pensateci nemmeno) per entrare in un tubino fantastico, falliscono miseramente. Al più ti ritroverai con l’alito fresco, capelli vagamente unticci e una misura in meno di tette. Bell’affare.

Scherzi a parte, non siamo tutti programmati per corrispondere a quell’elenco nelle prime righe del post, anche lavorandoci sodo. Personalmente credo di poter vantare solo una caratteristica e mezzo, tra tutte quelle proposte. Quanto alle altre, credetemi se vi dico che ho passato una vita, una vita!, a odiarmi e a tentare di migliorarmi, con margini di successo davvero ridicoli.

Non mi sono ancora arresa, ma considerare degli obiettivi i sopracitati attributi è una tortura che le ragazze di eccessivo buonsenso non possono permettersi.

Se siete ragazze di eccessivo buonsenso.

Se poi siete ragazze che si sentono delle top model ineguagliabili e irragiungibili malgrado innegabili difetti, vi stringo la mano e mi congratulo con voi e con il vostro amor proprio.

C’è una cosa, però, che può accomunare le ragazze-con-imperfezioni alle ragazze-odiose-e-perfettine, e questa cosa sono gli occhi.

Fateci caso! Quante volte il vostro amico insensibile (tutti ne abbiamo uno) ha verbalmente distrutto l’aspetto fisico di una ragazza che vi stava simpatica, e voi avete ribattuto: “Ok, ha un sedere che fa provincia… ma è simpatica, e poi ha degli occhi molto belli!”.

Quest’uscita, molto poeticamente, potrebbe essere attribuibile a quella vecchia storia sullo specchio dell’anima; ma io trovo, ragionando all’acqua di rose, che sia solo davvero difficile trovare una ragazza priva di occhi belli.

Non sto dicendo che non esistono ragazze con occhi bruttini, attenzione. Esistono com’è vero che esisto io, che ho unghie fragili solo sul piede sinistro.

Solo che un occhio, anche del più anonimo marrone, o dalla forma più umpf, riesce a dare luce, carattere ed espressività al volto.

Il più valido alleato, non ci piove, è il mascara.

Il mascara è il little black dress del make up.

Puoi anche non metterti l’ombretto. Puoi glissare anche sulla terra abbronzante. Puoi dimenticarti il gloss.

Il mascara, NO.

Anche in questo mare di certezze, però, ci sono casi in cui il mascara non risolve molto, in quanto le ciglia rade, corte, sottili e impossibili da curvare sono realtà per molte donzelle.

In questo caso, cosa fare?

Premetto che a me le ciglia finte non fanno impazzire, le trovo smaccatamente, appunto, finte. Le uniche due volte in cui le ho indossate ho sperato nell’effetto Bambi, naufragando invece in quello Moira Orfei.

Un’alternativa intelligente, però, potrebbero essere i ciuffetti di ciglia finte: di lunghezze diverse, si applicano singolarmente, a seconda dell’effetto desiderato. Una scelta, a mio avviso, più saggia e dall’aspetto meno artificioso/artificiale.

Per coloro munite di ciglia normali, invece, il mascara è lo strumento salvifico.

In generale, trovo che i mascara volumizzanti siano più versatili, perché la formulazione cremosa abbraccia anche le ciglia più piccoline, e sublima quelle già lunghe. Il mascara allungante lo vedo più adatto per chi ha ciglia naturalmente folte e gli occhi grandi.

Ci tengo a ribadire che l’effetto da cercare, secondo me, è quello naturale, indi per cui è opportuno saperci fare, prenderci un po’ la mano. Potete aver comprato il miglior mascara del mondo, ma se vi impiastricciate le ciglia di grumi carbon black siete punto e a capo.

Per anni mi sono ostinata a passare gli ultimi dieci minuti della mia routine mattiniera di preparazione pre-scuola con lo scovolino del mascara in mano, a scolpirmi le ciglia nel modo più definito possibile.

Morta di sonno com’ero, finivo sempre per non accorgermi che: a) avevo le palpebre a puntini neri (ricordo di essermi difesa, a suo tempo, con un’amica criticona che, giustamente, mi faceva notare che con gli occhi a pois facevo schifo, sbottando: “Non è colpa mia se non hai capito che sto emulando la Aguilera nel video di The voice within!”); b) che mi stavano già lacrimando gli occhi, e alle 7 del mattino non può che essere cosa nefasta; c) che non avevo più due occhi, ma due ragni dalle zampette molto lunghe e alquanto sudicie.

Oggi cerco prodotti che mi rendano più graziosi gli occhietti, senza per questo farli sembrare una trappola per moscerini.

Il mio ultimo acquisto, insieme al Piegaciglia Kiko (io AMO il piegaciglia! Follemente!), è stato The Rocket Volume di Maybelline: un rapporto qualità-prezzo davvero eccellente, packaging accattivante, scovolino comodissimo e resa soddisfacente. Sul serio, non c’è nient’altro da dire: la Maybelline c’ha preso.

Da provare se non lo avete già fatto, ne parlano tutte le Beauty Gurus americane!

 

 

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La sorpresa Wet N Wild

Come si può facilmente intuire da quanto scrivo, il mondo dei cosmetici ha creato un mostro: ha creato me.

Io, che per quasi qualsiasi altra faccenda sono la noia, l’elasticità e la pigrizia fatta persona, riesco a trasformarmi in una belva, ossessionata dal dettaglio, precisa come Renzo Piano, rompiscatole senza limite teorico: io guardo un prodotto e già so. Punto. La tua opinone, amica di compere, non mi interessa.

Almeno fino a quando non incontro qualcosa che mi induca a credere che, dopotutto, la prima impressione non è sempre quella che conta.

Un caso da manuale è stato Wet N Wild, brand losangelino in ascesa verso l’Olimpo dei cult.

Per anni ho incrociato il bancone di Wet N Wild col suo simpatico, accessibile assortimento di prodotti; per anni l’ho snobbato preferendo comprarmi UNO, e dico UN SOLO ombretto L’Oréal o Revlon o Deborah (tralasciamo la scelta del colore perché voglio conservare un’ombra d’affetto sui miei ricordi adolescenziali).

Ma oggi basta, mi sono arresa.

Wet N Wild è un marchio che vale la pena. A Wet N Wild (pronunciasi Uétt’en Uàild per coloro che poco amano l’inglese) va data una possibilità.

A farmi ricredere è stata una ragazza texana molto briosa, gnocca, stilosa e simpatica che seguo su YouTube, ovvero Leighann. Ora date uno sguardo a Leighann e ditemi: vi sembra una ragazza poco curata? Il suo make up è discutibile? NO. Leighann sa il fatto suo, e infatti Leighann, da sempre sostenitrice dei cosmetici accessibili e del fondotinta spalmato, molto banalmente, con le dita, Leighann ama Wet N Wild.

Insomma, è grazie a questa scanzonata Beauty Guru che pochi giorni fa ho acquistato la mia prima palette di tale marchio e che risponde al nome di Comfort Zone E738.

Per meno di 7 Euro, ve lo assicuro, ho fatto un acquisto che ricorderò e, se possibile, ripeterò con gaudio. I colori della palette sono quelli che preferisco, ovvero caldi e neutri, se non fosse per quel tocco di verde che, guarda caso, è l’unica tonalità un po’ più originale che riesca a starmi bene.

La consistenza è talmente morbida che,passando un dito sugli ombretti, vi rimarrà appiccicato parecchio,vellutato prodotto… e attenzione, perché sono davvero moooolto scriventi, tanto che ho avuto difficoltà a rimuovere la tonalità più scura tra gli ombretti neutri.

Queste caratteristiche, insieme all’effetto parlaceo/shimmer, rendono la palette davvero versatile: per un trucco leggero, da giorno, sarà sufficiente utilizzare le tonalità meno cariche (quelle a sinistra) senza applicare troppo prodotto; per un look più aggressivo o semplicemente più creativo, i colori più forti si mettono al servizio del vostro estro, permettendo diversi giochi di luce e riflessi, anche con qualche ingegnoso trucchetto di sovrapposizione.

Wet N Wild ha anche pensato alle principianti, tanto che su ogni ombretto ha inciso un suggerimento per l’applicazione, ovvero browbone, eyelid, crease e definer; rispettivamente osso sopraccigliare, palpebra mobile, piega palpebrale e definitore, quest’ultimo da intendersi come tonalità da usare a mò di matita o eyeliner, vicino all’attaccatura delle ciglia.

In attesa di qualche tutorial, rigorosamente fotografico e facile facile, consiglio a chiunque disponga di una decina di euro e abbia voglia o necessità di comprare qualche nuovo ombretto, di dare una possibilità a questo little guy over here.

Non vi pentirete di aver dato una chance al make up economico.

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La triste storia di una pelle con problemi

Da bambina, la mia pelle era qualcosa di adorabile: rosa, puntellata di piccole lentiggini che sembravano disegnate, liscissima. Caso affatto raro nei bambini, ma ne esistono anche di sfigatelli che si ritrovano a combattere allergie/eczemi/irritazioni d’ogni sorta. Buon per la piccola me.

Ricordo ancora le pubblicità della Topexan, e io, infante, che le guardavo pensando che, se avessi avuto anch’io problemi di acne da grande, li avrei sicuramente risolti lavandomi il viso con quel prodotto. Dopotutto cosa c’era di tanto complicato? Ti sciacqui la faccia due volte al giorno e fai sparire “le impurità”.

Per impurità, beata ignoranza, intendevo lo sporco, tipo quello che mi ritrovavo sulle mani dopo aver rimesso a posto la catena della bici, quella disgraziata. Pensavo proprio che per farsi venire i brufoli bisognasse diventare dei zozzoni impenitenti, e le tendenze adolescenziali degli allora adolescenti mi lasciavano ben sperare che il problema, dopotutto, fosse proprio non lavarsi abbastanza il viso (o le ascelle, perché tali erano le tendenze cui accennavo).

Poi, a 11 anni nemmeno compiuti, in anticipo rispetto a qualsiasi ipotizzabile cambiamento ormonale decisivo (ero ancora molto nana e non avevo mezzo centimetro di tette), ho iniziato a scorgere i primi punti neri sul naso e i primi brufoletti sulla fronte.

Con tutta la saggezza acquisita nel corso di anni di rintontimento mediatico, non disperai, perché la soluzione era semplice: lavati di più e non avrai più inestetismi. Chiesi a mia madre di comprarmi Topexan e iniziai ad utilizzarlo religiosamente, mattina e sera.

Non solo non riscontrai nessun tipo di miglioramento, ma iniziai a notare anche qualche brufoletto sotto pelle in più, e desquamazioni sul naso e intorno alla bocca. Accecata dalla mia lotta all’acne, convinta di star camminando sulla retta via anche a detta di riviste che tenevo in considerazione quanto un testo sacro (alla Top Girl, per intenderci… sempre che esista ancora), continuai imperterrita a utilizzare il solito detergente, certa che i risultati della mia costanza e dedizione si sarebbero visti molto presto.

A 13 anni, invece, toccai il fondo: mia madre, in seguito alle mie insistenze, mi diede il permesso di indossare il mascara. Mi sentivo una donna, mi sentivo libera… e molto liberamente iniziai a rovinarmi il viso, impiastricciandomi le ciglia con kili di un mascara (non ricordo il brand) che le induriva all’inverosimile. Struccarmi era una tortura, e i ripetuti sfregamenti misero la mia pelle su un treno solo andata per il Paese dei Pastrocchi.

A mia difesa, c’è da dire che l’apertura delle porte del Magico Mondo del Make up mi aveva gasata tanto, e non a torto: il trucco incarnava la mia prima, concreta possibilità di sentirmi gnocca. Dopo un’infanzia passata a sentirmi dare della cicciona da bambini particolarmente poco simpatici e da adulti particolarmente stronzi (non so in che altro modo definire la gente che fa commenti sul peso altrui pur avendo raggiunto l’età della ragione… ma, dopotutto, l’età è solo un numero), vedevo nel trucco il grande riscatto. Il mio cervello, tanto talentuoso in questo genere di attività, tradusse questo desiderio in paranoia: iniziai a truccarmi persino per stare sola a casa, perché mi faceva impressione guardarmi allo specchio senza i miei 5 strati di mascara sulle ciglia. Il tutto con buona pace della mia epidermide, che tanto gioiva dei graziosi sfregamenti da rimozione trucco.

Il mio reale problema, ahimé, riuscii a comprenderlo solo quando la mia pelle era già irrimediabilmente compromessa: avevo utilizzato prodotti aggressivi su una pelle non grassa, ma mista, e per di più ipersensibile. La mia produzione di sebo era impazzita, nel tentativo di rimediare ai danni autoinflitti.

Così mi rassegnai a passare il resto della mia adolescenza a cercare un equilibrio tra idratazione e purificazione.

Ora ho quasi 24 anni e posso affermare di non aver ancora capito molto; ma ho fatto un grande passo avanti quando ho iniziato a leggere le etichette di fondotinta, primer & Co., iniziando a evitare quelli pieni di siliconi che, a quanto pare, sono il delirio delle pelli impure.

La mia pelle è bizzosa, si fa a chiazze senza apparente motivo, si arrossa, si riempie di brufoletti, presenta pori dilatati che non torneranno mai più come prima… uno sfacelo. Al momento, però, sembra apprezzare il gel di aloe vera, che ha un effetto vagamente idratante e lenitivo, pur lasciandola respirare.

Quando mi capita di posare lo sguardo su promettentissimi spot di pseudo-miracolosi prodotti anti-acne, immagino sempre una vecchia platinata, vestita di pellicce (il top della cattiveria!), che conta banconote di grosso taglio, ridendo di tante adolescenti illuse.

La mia attuale preoccupazione sono le rughette sul contorno occhi… spero vivamente che le pubblicità non mi abbiano già mandato a fagioli anche la cura della pelle negli anni a venire.

L’Arcobaleno inizia qui.

L’articolo di apertura di un blog, solitamente, è una cosa importante: conosco di persona pochissimi blogger e non ne ho mai parlato con loro, ma suppongo sia inevitabile scegliere con cura l’argomento da trattare; se non altro perché si aprono le danze e si riesce a decidere, in maniera più o meno deliberata, che taglio dare ai propri interventi.

In realtà io non ho dovuto pensarci molto, perché oggi ho avuto una folgorazione.

La mia solita doccia dopo pranzo (orario sconsigliato, mi suggeriscono dalla regia, ma dopotutto a lavoro dovrei andarci pulita!) mi ha vista mettere a punto un sistema niente male per utilizzare un prodotto tanto carino: il burroso panetto Copacabana di Lush.

Copacabana è internazionalmente noto come Buffy, dal verbo “to buff”, che grosso modo vuol dire “lavorare manualmente una superficie, fino a lucidarla“; il nome italiano, invece, come potrete appurare di persona sul sito Lush Italy ( basta cliccare qui ), è un riferimento al leggendario didietro delle donne brasiliane, emulabile, a dire di Lush, con l’uso costante del prodotto in questione. Naturalmente è cosa nota che un bel sedere, tonico, alto e sodo, si ottiene solo con un certo tipo di alimentazione e tanto sport… e se non ci sono presupposti genetici, purtroppo, neanche con tutto questo!

L’obiettivo principale di Copacabana è rendere la pelle ben esfoliata e idratata, il che ben poco ha a che fare con un bel sedere, benché io sia indotta a credere che chi soffre per il celeberrimo inestetismo della pelle a buccia d’arancia possa trovare utile un prodotto simile.

Questo balsamo corpo si presenta come un panetto a pianta quadrata, piuttosto spesso, di colore beige, cosparso di tanti puntini marroncini o bianco sporco. La sua composizione è dominata da due ingredienti molto idratanti: il burro di cacao e quello di karité, che lasciano una morbida, burrosa, durevole scia sulla pelle bagnata. I puntini di cui sopra altro non sono che riso e mandorle macinate, che fungono da “grattini” per lo scrub.

Trovo che l’odore sia buono, ma non delizioso: sa di erbe e, leggermente, di lavanda. Non proprio appetitoso, ma gradevole, insomma!

La folgorazione di cui parlavo poc’anzi è riferita al suo utilizzo. Copacabana va usato sotto la doccia, ma NON sotto l’acqua corrente, perché rischia di consumarsi molto prima di quanto già faccia (essendo composto da burri, non ci si può aspettare che duri eternamente, tipo una saponetta…  sconsiglio vivamente anche di tenerlo nel box doccia, onde evitare che i vapori dell’acqua calda lo sciolgano in men che non si dica). Io personalmente lo uso quando ho un po’ di pelle secca sulle gambe e/o quando ho necessità di passare la lametta, e in questo secondo caso faccio così: bagno le gambe con acqua ben calda, esco dalla doccia, facendo attenzione a non trasformare il bagno nell’Aquafan di Riccione, raggiungo Copacabana e lo friziono su tutta la parte bassa del corpo, inclusi i piedi. Giacché il prodotto lascia molti residui grattuggianti, evito di continuare a strofinarmi col panetto, e passo alle mani. Dopo qualche minuto di massaggi, torno sotto la doccia, sciacquo i residui con acqua calda, e poi passo il rasoio. Le zone che non rado, a questo punto, sono lasciate in pace; mentre le zone depilate sono sottoposte di nuovo al passaggio di Copacabana, al fine di ottenere liscezza extra e un po’ di idratazione in più.

Una volta uscita dalla doccia, tampono (non strofino!) l’asciugamano sulle gambe e sui piedini, e la mia pelle è molto più morbida, con un bel colorito uniforme, piacevolmente profumata. Se riuscite a non vestirvi immediatamente, è cosa buona e giusta: la pelle sarà parecchio “imburrata”, e potreste provare una sensazione di appiccicaticcio a contatto coi jeans (brrr!).

L’unico neo del prodotto, a mio avviso, è che per alcune zone del corpo, se si ha una pelle ipersensibile e reattiva come la mia, può risultare troppo abrasivo, ma utilizzato solo sulle gambe e sui piedi come faccio io non si corrono rischi.

L’ho comprato online al costo di  Euro 15,50 (200 g).

Questa è la lista degli ingredienti:

Burro di cacao (Theobroma cacao), Burro di Karitè (Butyrospermum parkii), Riso macinato (Oryza sativa), Mandorle macinate (Prunus dulcis), Profumo (Perfume), Olio essenziale di lavanda ((Lavandula angustifolia)), Olio essenziale di limone (Citrus limonum), Citral (Citral), *Limonene (*Limonene), *Linalool (*Linalool)

Non sono assolutamente certa che lo ricomprerò a breve, visto che non è affatto economico; ma credo possa trasformarsi in un must have per l’estate, quando le gambe si scoprono di più, visto che dà le sue gran belle soddisfazioni.

Molto, molto promosso.

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